Vivere la natura: casetta sull’albero. Giorno 3

Un uomo dovrebbe riconoscere le sue sconfitte garbatamente così come festeggia le sue vittorie, Max. Col tempo vedrai che un uomo non impara niente quando vince. Perdere invece può condurre a grande saggezza. Il nocciolo della quale poi è quanto sia più gradevole vincere. È inevitabile perdere di tanto in tanto… il trucco è che non diventi un’abitudine. (Henry Skinner)

da Un’ottima annata

Riprendiamo il discorso circa la casetta sull’albero, dopo la deludente prima giornata di montaggio. La notte ha portato le seguenti considerazioni:
A) se vogliamo migliorare la presa delle travi sul tronco, occorre ridurre al minimo la distanza tra le aste di acciaio: da 80cm si riduce a 65cm.
B) cambiamo albero: invece della ‘bitorzoluta’ quercia, andiamo su di un abete dal fusto bello dritto.

Dopo una sostanziosa colazione, iniziamo col rimuovere la piattaforma dalla sua attuale sede.

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Spostiamo i pezzi nei paraggi del nuovo albero, pratichiamo i nuovi fori ravvicinati per le aste d’acciaio ed issiamo la prima coppia di travi in posizione. Con il fusto dritto e regolare è facile trovare il punto dove bloccare le travi e già dalla prima stretta dei dadi notiamo una ottima stabilità. Portiamo un posizione anche la seconda coppia di travi e a questo punto stringiamo bene tutti i dadi. Come misura ulteriore colmiamo gli spazi tra le aste ed il tronco con delle zeppe: due per ogni lato sono sufficienti a ridurre il movimento di inclinazione.
Bene, ora è il momento della pedana: i due pezzi vengono issati e poi uniti con le piastre angolate così da chiudere la struttura ottagonale. Infine si fissano le assi alla struttura portante.
E’ il momento della verità: faccio la prima passeggiata sulla piattaforma, sentendomi un po’ come Armstrong quando si accinse a posare il piede sulla superficie lunare. Durante tutte le fasi di montaggio ho indossato l’imbracatura di sicurezza per proteggermi dalle cadute, ora se la piattaforma non dovesse reggere il mio peso, sarà l’imbracatura a tenermi sospeso, appeso al ramo poco più in alto con due grosse funi.
La camminata lungo il bordo esterno procede bene, ogni tanto mi fermo e saltello per provare eventuali vibrazioni o assestamenti. Tutto ok, ce l’abbiamo fatta!
Per concludere non ci resta che pensare alle rifiniture: occorre limare il bordo esterno della pedana e dare la seconda mano di impregnante, stavolta color noce, per fare in modo che la piattaforma si intoni con l’ambiente circostante. Dopo un’ora, andiamo a pranzo felici.

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Cosa rimane da fare:
non si può dire che la piattaforma sia pronta per giocarci, mancano tutte le protezioni (balaustra o rete), la scaletta per l’accesso, la botola di ingresso, la teleferica col cavo d’acciaio, la guida di acciaio anticaduta. Ma queste cose si faranno molto presto, intanto abbiamo una base solida sulla quale poter contare.
Soprattutto abbiamo imparato qualcosa di nuovo, ed è questo il motivo per cui ho deciso di scrivere questi articoli: per ricordare a me stesso che ogni piccolo sogno si può realizzare, magari anche fallendo lungo la strada. E se anche non si riesce, avremmo comunque imparato qualcosa sul mondo e su noi stessi.

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